Le olimpiadi sono state un successo, il dopo olimpiadi è una grande occasione per non rifare gli stessi errori del dopo expo

Abbiamo un’occasione unica
Milano si trova in queste settimane nella stessa condizione in cui era nel novembre del 2015. E’ terminato un grande evento internazionale che ha proiettato la città nel circuito delle metropoli internazionali e che porterà sicuramente più turisti, più investitori e più interesse.
Dopo Expo la città si è lasciata andare a uno sviluppo vorticoso che ha creato sì benefici diffusi ma che ha aumentato moltissimo le disuguaglianze in città.
Abbiamo un’occasione unica e rarissima, questa volta possiamo raccogliere i benefici della rinnovata attrattività di Milano, aggiustando la rotta e correggendo gli errori del passato. Non perdiamo questa possibilità.
Il formato diffuso delle Olimpiadi ha mostrato con chiarezza un dato strutturale: Milano è il centro di un’area vasta che supera i confini comunali. La domanda di vivere, lavorare e visitare la città è cresciuta più della capacità di assorbire persone e attività. Quando la pressione aumenta, crescono i prezzi, soprattutto quelli legati alla casa e ai servizi. La sfida è questa: tenere la città abitabile mentre diventa desiderabile.

E’ l’ora di fare la città metropolitana. Se lo sviluppo si concentra tutto a Milano-Milano la pressione di turisti, investimenti e interesse diventa solo una corsa al rialzo dei prezzi, a partire dagli immobili. Solo nella prospettiva della Grande Milano si può pianificare uno sviluppo diffuso, con politiche coordinate per urbanistica, infrastrutture, mobilità e trasporti.

Le Olimpiadi hanno evidenziato anche un altro punto: Milano deve sviluppare un turismo di qualità, orientato a esperienze e contenuti, con un impatto più gestibile sui quartieri e sul tessuto locale e sulla qualità del lavoro di un settore che altrimenti resta a basso valore aggiunto. Una strategia utile è qualificare l’offerta, rafforzare la componente culturale e quella legata agli eventi, e sviluppare competenze professionali che aumentino produttività e stabilità del lavoro. Un programma di formazione mirato può incidere su lingue, accoglienza, cultura cittadina, gestione eventi e servizi avanzati. Milano può avere una vocazione turistica solo se pensa a come qualificare il lavoro in quel
settore e pagarlo meglio.

Turismo, capitali e interesse internazionale possono crescere rapidamente e cambiare altrettanto rapidamente direzione. Per questo serve una capacità di governo pubblico più chiara, una “mano visibile”: indirizzare i flussi, distribuirli sul territorio, misurare gli effetti, correggere le politiche quando i risultati non sono in linea con gli obiettivi. Alcune città europee offrono esempi replicabili.
Copenhagen, per esempio, promuove la visita di aree meno centrali e sostiene attività locali e filiere corte, con interventi pensati per distribuire benefici e pressione turistica. Un approccio simile richiede pianificazione, incentivi, monitoraggio e verifica periodica. Barcellona ha lavorato molto per contenere l’effetto del caro-casa, con una combinazione di regole sugli affitti brevi, uso dei dati per guidare le decisioni, tassazione mirata delle rendite e impiego vincolato della tassa di soggiorno per finanziare nuovi progetti abitativi.

Milano, negli ultimi anni, ha concentrato energie sulle opportunità immediate ed è venuta meno al suo ruolo nazionale: quello di indicare una traiettoria di sviluppo per l’Italia tutta. Nel momento in cui si prepara a essere ancora una volta il punto di ingresso del mondo in Italia, Milano deve farsi carico di una riflessione sul posto dell’Italia nella catena del valore aggiunto globale. Se a Milano dovesse prevalere la ricerca del profitto immediato, rischiamo di diventare l’ennesima località italiana che vive della rendita immobiliare e che è divorata da un turismo mordi e fuggi. Se invece come città riusciamo affrontare con capacità critica e di visione questo momento, imparando anche dagli ultimi 15 anni,
faremo un servizio all’Italia intera.