Home » parLIAmone » La “mano invisibile” del mercato ci ha vuotato le tasche: oggi occorre una mano visibile e pubblica che inverta la tendenza.
Riflessioni a proposito della legge di bilancio e di una sempre più preoccupante prospettiva di “decrescita infelice” dell’economia italiana.
La “zero virgola” sconfort zone
Sono state diffuse le nuove stime di crescita economica per i paesi dell’Unione Europea relative al 2026 e purtroppo per l’Italia il quadro non è incoraggiante: la nostra economia è penultima dell’Unione, con una previsione di crescita dello 0,8%.
Nel frattempo, nella legge di bilancio che dovrebbe delineare il programma di questo governo per il 2026 si registra una scelta chiara: puntare sulla tenuta dei conti pubblici, sulla stabilità fiscale. E se è bene che si cerchi di evitare disastri contabili, ciò che non va bene è che una crescita così modesta non è neutra: significa che non cresce lo stipendio reale, che gli interventi strutturali di welfare — nella sanità e nell’istruzione — restano al palo e che gli investimenti in sviluppo e ricerca non si rafforzano.
Questo è grave, perché una produzione a bassa crescita, con pochi investimenti, ci condanna a una spirale: salari bassi portano consumi deboli, che non permettono manovre finanziarie più coraggiose, con maggiore visione strategica.
Quindi, anche se la legge di bilancio incarna il principio della “disciplina” e della “stabilità”, dobbiamo sapere e dirci, con grande chiarezza, che la disciplina e la stabilità non bastano più.
Che fare, dunque?
Uno dei problemi principali del nostro Paese è, per esempio, il costante svilimento dello sviluppo e della ricerca, che ci condanna a una produzione di bassa qualità e di corta visione strategica. Nella legge di bilancio non sono stanziate risorse in più per una funzione importante che, se potenziata, ci aiuterebbe a innovare e migliorare quello che produciamo e come lo produciamo.
Se non ci sono i soldi — o meglio, se non si vuole investire quei soldi dove servono — non possiamo accontentarci di “non cadere”: dobbiamo riuscire a dare una prospettiva alle persone.
E cosa non fare, possibilmente?
La legge di bilancio è il più oneroso provvedimento di spesa. Cioè è la singola legge che determina la politica economica del governo. La legge di bilancio è la mano visibile del governo che interviene nell’economia. Quest’anno le voci di spesa sono divise in due grandi capitoli: da un lato quanto si spende per aiutare le persone e le famiglie a affrontare il caro vita (circa 5 miliardi) e dall’altro quanto si spende per aiutare le imprese (circa 8 miliardi).
In sintesi: da una parte, per quanto riguarda gli interventi contro il carovita, il governo toglie un po’ di tasse sul lavoro, ma non considera che finché l’aliquota di quelle tasse resta, in media, più alta di quella sul capitale o sulla rendita, l’intervento pubblico sta di fatto continuando a sostenere più la ricchezza prodotta investendo il capitale o sfruttando la rendita che quella prodotta dal lavoro delle persone che devono affrontare il caro vita; dall’altra, per quanto riguarda il sostegno alle imprese, il sostegno alle imprese, il governo spende sì risorse per spingere le imprese, ma senza scegliere quali e senza dare pertanto una direzione strategica e di visione alla spinta che la mano visibile fornisce.
In questa legge di bilancio infatti non c’è nulla che incentivi le imprese a investire in innovazione, nel digitale, in formazione o in decarbonizzazione. Come dire: una mano visibile e pubblica che continua a lasciare la regia nelle mani invisibili e sempre più opache dei mercati finanziari, con i risultati poco incoraggianti che – quelli sì – vediamo sempre più nitidamente.