Quando il valore sociale diventa anche valore economico

Un welfare di comunità come evoluzione dello stato sociale, che veda nella vulnerabilità diffusa una occasione di coesione e di crescita sociale.


Il sistema di welfare europeo, pensato sessant’anni fa, oggi si mostra inadeguato 
di fronte alle nuove tendenze: l’invecchiamento della popolazione, la disgregazione sociale, le trasformazioni del lavoro, la crisi abitativa, la privatizzazione strisciante dello stesso welfare.

Serve una ristrutturazione che punti su politiche di investimento sociale, capaci di rendere le persone più forti, non solo di proteggerle nei momenti di difficoltà, in un contesto in cui vulnerabilità e fragilità sociale appaiono condizioni sempre più diffuse e sempre meno circoscritte a determinate categorie.

Pare dunque perdere di senso e di efficacia il tradizionale schema che perimetrava un’area di bisogno e una di assistenza al bisogno: emerge una nuova situazione sempre più fluida in cui il bisogno appare molto più trasversale e che richiede con urgenza di passare da un welfare assistenziale a un welfare di comunità, inteso come sistema integrato che si alimenta di energia sociale dai territori per generare valore sociale sui territori.

Che fare, dunque?
Bisogna provare a pensare al sistema di welfare come a una casa a tre piani:

  • Al primo bisogna garantire diritti e servizi universali di base (vale a dire accessibilità alla salute, all’istruzione, alla casa, alla sicurezza, a un ambiente sano, a trasporti sostenibili, alla soddisfazione dei bisogni primari) per assicurare una vita dignitosa a tutti;
  • Al secondo si deve fare fronte al rischio, costruendo assicurazioni e ammortizzatori sociali moderni, che includano nuove forme di tutela per la conciliazione vita-lavoro, la genitorialità, la formazione permanente e i periodi di transizione; che introducano conti individuali di formazione, a disposizione dei cittadini lungo tutto l’arco della vita, per aggiornare competenze, avviare nuove attività e cogliere nuove opportunità;
  • Al terzo si devono affrontare le condizioni di fragilità e vulnerabilità diffuse, per esempio attraverso interventi volti a rafforzare le garanzie europee per giovani, infanzia e formazione, trasformandole in un obbligo per lo Stato a fornire non solo sussidi ma anche soluzioni e strumenti di empowerment sociale.

Bisogna poi semplificare l’accesso ai servizi sociali, prendendo esempio da esperienze come il “France Services” d’oltralpe, per raggiungere anche chi oggi resta isolato ed escluso, attraverso sportelli di accesso semplificato e unificato ai servizi di ascolto e di supporto sociale.

Ricostruire il welfare richiede infine una nuova alleanza tra chi vive situazioni di vulnerabilità e chi cerca opportunità. È la base di un progetto riformista capace di unire sicurezza, crescita e coesione, e di restituire alle persone fiducia nel futuro.