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MATTEOTTI ERA IL PIÙ CORAGGIOSO ANTIFASCISTA

Giacomo Matteotti era prima di tutto un coraggioso, forse il più coraggioso, “antifascista”.



Ma Giacomo Matteotti va ricordato innanzitutto come socialista, e per la precisione socialista riformista. Se lo ricordiamo in questo modo, possiamo rispondere a queste domande: perché per Mussolini il segretario del Partito Socialista Unitario era così pericoloso? Perché il suo omicidio fu lo spartiacque del ventennio, la fine della “finzione” e l’inizio del regime? Perché la figura di Matteotti attirò anche le ire della sinistra massimalista, tanto da essere definito da Gramsci “pellegrino del nulla”?



Matteotti andava ucciso perché rappresentava la forma più alta di opposizione al regime e al tempo stesso una prospettiva politica.



Matteotti era pericoloso perché combinava la lotta politica allo studio meticoloso dei problemi economico finanziari, perché teneva in sé la ribellione verso l’ingiustizia e la capacità quotidiana di sapere che la politica è fatta di passi, di riforme, di interventi e non di rivoluzioni. Perché sapeva stare dalla parte dei contadini e dei lavoratori senza fare promesse salvifiche o scaramantiche, ma offrendo loro l’idea di una fatica quotidiana e incessante per ottenere diritti e miglioramenti. Offriva un’alternativa credibile alle pulsioni autoritarie e rivoluzionarie dell’epoca.



I suoi compagni lo chiamavano “Tempesta”. Un soprannome che ci indica chiaramente un modo di essere. Uomo capace di passioni, di infiammarsi, e socialista riformista. Il socialismo riformista non è moderatismo, non è un annacquamento delle idee, ma un’ideologia fatta di domande: quanto socialismo può esserci in una legge, in una riforma, in una proposta? Quanto sono disposto a scendere a compromessi per migliorare le condizioni di lavoratori, donne, giovani?



Proprio oggi quando la politica è sempre più sguaiata e va avanti per slogan, in un mondo in cui avanzano le ombre oscure dell’autoritarismo, i temi e il modo di fare politica di Matteotti sono più attuali che mai. Se vogliamo allora attualizzare, rendere vivo l’anniversario di Matteotti, dobbiamo parlare necessariamente di socialismo e di riformismo.

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