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UCCIDERE NAVALNY NON È BASTATO: IL REGIME DI PUTIN CONDANNA OLEG ORLOV

Dopo la terribile sorte toccata a Navalny, il regime di Putin non si ferma e continua a condannare i pensatori liberi. Oggi è toccato a Oleg Orlov, figura di spicco della dissidenza russa e presidente di Memorial. È stato condannato a due anni e mezzo di carcere semplicemente per essersi espresso contro l’invasione dell’Ucraina. Mentre la Russia di Putin continua a mostrare il suo volto totalitario e la sua paura del pensiero libero, alcuni attivisti come Orlov continuano a mostrare tutto il proprio coraggio e forza. Nel suo ultimo discorso di ieri, Orlov ha raccontato bene che cosa significhi vivere in Russia oggi:

“Il giorno in cui è iniziato questo processo, la Russia e il mondo sono stati scossi dalla terribile notizia della morte di Alexei Navalny. La notizia ha scosso anche me. Ho persino pensato di rinunciare del tutto a una dichiarazione conclusiva: che senso hanno le parole oggi se non abbiamo ancora superato lo shock? Ma poi ho pensato: sono tutti anelli della stessa catena: la morte, o meglio l'uccisione di Alexei, le rappresaglie giudiziarie contro altri critici del regime, me compreso, il soffocamento della libertà nel Paese, l'invasione dell'Ucraina da parte delle forze russe. Non ho commesso alcun reato. Sono sotto processo per un articolo che ho scritto per i media, in cui ho definito totalitario e fascista il regime politico che è stato instaurato in Russia. L'ho scritto più di un anno fa. All'epoca, alcuni miei amici pensavano che stessi gonfiando le cose a dismisura. Ma ora è palesemente chiaro. Non stavo affatto esagerando. Lo Stato nel nostro Paese non controlla solo la vita pubblica, politica ed economica. Cerca anche di controllare totalmente la cultura e le scienze e invade la vita privata. Lo Stato è diventato onnipervasivo.”

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