Giulio Regeni: c'é la verità ma serve giustizia




Dopo due anni si è concluso il lavoro della Commissione di inchiesta parlamentare sulla morte di Giulio Regeni. Trovate la relazione della Commissione di inchiesta che abbiamo consegnato al presidente Fico qui: http://documenti.camera.it/…/Indi…/022bis/001/INTERO.pdf


Cosa emerge dal lavoro della Commissione?


La responsabilità del sequestro, della tortura e dell’uccisione di Giulio Regeni è degli apparati di sicurezza dell’Egitto, e in particolare di alcuni ufficiali della National Security Agency, come ha dimostrato lo straordinario lavoro della Procura di Roma e degli investigatori dello SCO della Polizia di Stato e del ROS dei Carabinieri. Rapimento e omicidio sembrano essere maturati all’interno di una rivalità degli apparati di sicurezza, nella fase di consolidamento del regime di Al Sisi.

La National Security Agency ha tessuto intorno a Giulio Regeni una ragnatela impressionante di informatori e sorveglianza, a partire probabilmente dall’ottobre 2015. Una ragnatela che ha coinvolto amici e il coinquilino di Giulio, a testimonianza della natura paranoica del regime e di quanto la paura del regime corrompa a fondo i rapporti tra le persone.

Giulio era un cittadino italiano. Mentre tra il 2016 e il 2017 i governi Renzi e Gentiloni hanno fatto tutto il possibile per arrivare alla verità, dal 2018 c’è stato un allentamento della pressione sull’Egitto, che ha mano a mano portato verso una normalizzazione delle relazioni, culminate con la vendita di due fregate FREMM.

Giulio era uno studente britannico. A Cambridge è viva la memoria di Giulio e per la Commissione è stato importantissimo poter incontrare gli amici e i professori di Giulio, inclusa la professoressa Maha Abdelraham e capire alcune questioni che non erano state affrontate dall’inchiesta. Il Regno Unito non ha però messo lo stesso impegno italiano per arrivare alla verità e alla giustizia.

Il caso di Giulio Regeni è parte di un caso Egitto, cioè il caso di un paese in cui ci sono sistematiche sparizioni forzate e uccisioni di oppositori.

La Commissione non è riuscita a rispondere ad alcune domande: perché Giulio è stato ucciso; perché è stato fatto ritrovate il suo corpo in quelle condizioni. Solo una piena collaborazione egiziana permetterebbe di rispondere a queste domande. Il persistente sottrarsi dell’Egitto è quindi una ammissione di colpevolezza dell’intero regime.

Perché è importante il lavoro della Commissione? Arrivare fino in fondo e ottenere piena verità e giustizia sulla morte di Giulio Regeni è una questione di interesse nazionale. Il voto unanime della Commissione alla relazione lo certifica. L’Italia non può tollerare che dopo il ritrovamento del corpo del giovane ricercatore, l’Egitto non collabori, o peggio, finga di farlo, fornendo versioni di comodo, depistaggi e risposte dilatorie. E’ una questione che ha che fare con l’interesse nazionale supremo: la capacità del nostro Stato di salvaguardare la vita dei propri cittadini, anche di quelli all’estero, e di assicurare alla giustizia coloro che fanno loro del male.

La Commissione ha anche proposto alcune strade per ottenere la giustizia: il ricorso agli strumenti di risoluzione delle controversie previste dalla Convenzione contro la tortura; un intervento sull’Egitto in sede del Consiglio diritti umani dell’ONU; la discussione in sede europea sull’esportazione di armi leggere e sull’imposizione delle sanzioni individuali come previsto dal Magnitsky Act. Sono tutte strade che il nostro paese deve approfondire, perché la verità porti anche alla giustizia. Lo dobbiamo alla memoria di Giulio, alla sua famiglia, che con coraggio e determinazione hanno permesso di arrivare fino a qui, agli amici di Giulio, e a tutti gli italiani e le italiane colpiti dal suo destino che in questi anni hanno partecipato alla campagna per non dimenticare.