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COS'HA DETTO MACRON TORNANDO DALLA CINA?

In Italia se ne parlerà poco, impegnati come siamo a commentare le boutade del ministro Lollobrigida sulla carne sintetica e a discutere di ambientalismo e orsi, ma l’intervista del presidente francese Macron sull’aereo di ritorno dalla Cina richiederebbe una discussione approfondita. Al massimo ci divideremo tra commentatori di destra che siccome l’ha detto Macron allora è sbagliato e commentatori di sinistra che “anche Macron qualche volta ha ragione”. Eppure la questione è davvero più strategica e complessa di così.


La Francia resta l’unica officina strategica di pensiero in Europa, e le parole di un presidente francese sono parole che nessun altro leader politico europeo ha il coraggio e la visione di pronunciare. Ma sono, appunto, parole. Con una guerra in Europa, e l’atteggiamento crescentemente aggressivo di tutte le principali potenze mondiali, l’Europa, i leader europei non possono limitarsi a vagheggiare una autonomia strategica che nei fatti non c’è per assenza di volontà politica europea.


Se Macron vuole fare sul serio, dovrebbe partire da alcuni fatti: il 96% della popolazione europea oggi vive sicura grazie al fatto che il proprio paese è membro NATO; oggi qualsiasi collaborazione più stretta dal punto di vista militare tra paesi europei può partire solo da una più stretta collaborazione in ambito NATO. Inoltre, per costruire una reale difesa comune europea serve un maggiore investimento nelle spese per la difesa. Oltre a questo, si deve cedere alle istituzioni di Bruxelles il potere di prendere decisioni realmente comuni sulla politica estera, smantellando il diritto di veto di ciascuna nazione europea nelle materie di politica estera e di difesa. Infine serve che ogni nazione metta in comune quello che fa in politica estera. Inclusa la Francia, che dovrebbe rinunciare al proprio seggio permanente all’ONU, rendendolo un vero seggio europeo.

Bene, quindi, le parole quando fanno riflettere e aprono un dibattito. Ma servono decisioni. Le elezioni europee del 2024 sono l’occasione in cui chi vuole un’Unione più stretta spieghi ai cittadini quali vantaggi collettivi e quali rinunce nazionali questo comporti, e si faccia votare per farlo.

PS il tempismo con cui Macron ha pronunciato quelle parole, di ritorno dalla Cina e con in corso gli esercizi militari cinesi di accerchiamento dell’isola di Taiwan rischia di essere molto maldestro e di essere letto come un lasciapassare alla Cina su Taiwan.


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