Crimea, la Nato accusa la Russia di aggressione militare. Obama esclude un intervento militare


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La crisi Ucraina si gioca in più luoghi. La Nato accusa la Russia di aggressione militare. In Crimea si scontrano milizie filorusse e ucraine dopo il referendum di domenica. Putin firma il trattato di adesione che l’Occidente considera «illegittimo». Le cancellerie europee ancora non hanno deciso nulla, ma si delineano differenze: la tedesca Merkel ieri ha detto che l’esclusione della Russia dal G8 è temporanea; il premier britannico Cameron dice ora che il G7, convocato lunedì all’Aja, dovrà discutere «dell’esclusione permamente della Russia» dal G8. «Giudico importante che agiamo in concertazione con i nostri alleati e partner», ha affermato l’inquilino di Downing Street.

Nato condanna aggressione russa Le azioni russe in Ucraina sono «la più grave minaccia alla sicurezza dell’Europa dalla fine della guerra fredda». È quanto sostiene il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen, secondo il quale la Russia andrà incontro all’isolamento internazionale. Rasmussen ha ricordato la crisi nei balcani negli anni ’90 e quella tra Russia e Giorgia nel 2008, ma questa, ha detto, «è la minaccia più grave alla sicurezza e alla stabilità» del Vecchio Continente.

L’Ucraina fa rientrare i militari dalla Crimea Nel frattempo, l’Ucraina sta completando i piani per il rientro dei militari che si trovano in Crimea e delle loro famiglie. Il segretario del consiglio di sicurezza Andriy Parubiy ha precisato che il loro dislocamento avverrà «velocemente e in modo efficiente». Parubiy ha poi annunciato che l’Ucraina chiederà alle Nazioni Unite di dichiarare la Crimea zona demilitarizzata.

Tensione sempre più alta in Crimea Soldati russi hanno occupato “con la forza” due basi militari ucraina a Ievpatoria, nella Crimea occidentale. Lo fa sapere il portavoce del ministero della Difesa di Kiev citato dall’agenzia Unian aggiungendo che 200 militari russi e 5 mezzi blindati si trovano su una pista d’atterraggio di un’altra base aerea, sempre a Ievpatoria. Nel frattempo Kiev alza la voce con la Crimea: il presidente Oleksander Turchynov ha dato un ultimatum di tre ore per ottenere la liberazione del comandante delle Marina ucraina, contrammiraglio Serhiy Haiduk, catturato dopo che aveva negoziato l’abbandono della struttura con il capo della Flotta russa del Mar Nero, vice ammiraglio Alexander Vitko. È di stamattina, inoltre, l’assalto al quartier generale della Marina Militare ucraina a Sebastopoli.

In Crimea, circa 200 miliziani filo-russi hanno assaltato il quartier generale della Marina Militare ucraina, tuttora ospitato nel porto di Sebastopoli, dove ha base la Flotta russa del Mar Nero: lo ha denunciato un portavoce militare di Kiev, Sergiy Bogdanov, secondo cui gli aggressori hanno assunto il controllo di una parte almeno del complesso. «Alcuni indossano passamontagna», ha riferito Bogdanov, ma «sono disarmati», e «da parte nostra non è stato sparato un colpo». L’occupazione non avrebbe incontrato resistenza, giacché i militari ucraini «si sono barricati all’interno della struttura». All’ingresso sono state issate tre bandiere della Federazione Russa. Da Kiev il ministro della Difesa ad interim, Ihor Tenyukh, ha ribadito che le forze dell’Ucraina non lasceranno la penisola ribelle nemmeno dopo la firma del trattato che l’annette a Mosca da parte del presidente russo Vladimir Putin. Ieri proprio il ministero della Difesa ucraino aveva autorizzato i soldati di stanza in Crimea ad aprire il fuoco per difendersi.

Gianandrea Gaiani

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