DIFENDIAMO IL DIRITTO DELLE DONNE ALL’ABORTO, ANCHE IN ITALIA

Quello che è successo negli Stati Uniti, con il ribaltamento della sentenza Roe vs Wade, può accadere anche in Italia? Non è una domanda oziosa: pochi mesi fa in Polonia, nel cuore dell’Unione europea, la Corte costituzionale polacca ha ristretto il diritto all’aborto, tranne nel caso di gravi malformazioni del feto e di pericolo di vita per la madre.


Il terreno su cui in Italia poggia il diritto all’aborto è meno fragile rispetto agli Stati Uniti. Negli USA, un diritto così importante si reggeva su una sentenza della Corte Suprema del 1973 e non su una legge federale. Questo ha fatto in modo che negli USA, per 50 anni, da quando c’è stata la sentenza Roe vs Wade al 24 giugno 2022, una minoranza di destra e di estremisti religiosi evangelici, si è organizzata per ribaltare la sentenza e arrivare a smantellare questo diritto. In Italia, il diritto all’aborto è sancito da una legge dello stato ed è stato ribadito da 21,5 milioni di voti al referendum del 1981. Questa combinazione ha dato a questo importantissimo diritto un solido retroterra di consenso su cui poggiarsi. Per questo, persino Meloni e Salvini, che più volte in questi anni hanno bazzicato varie iniziative della galassia anti-abortista (il famigerato Congresso mondiale delle famiglie di Verona del 2019, innumerevoli edizioni della Manifestazione per la Vita), si sono trovati costretti a dire che la legge 194 non si tocca.


Salvini e Meloni stanno attuando una strategia più subdola per limitare il diritto all’aborto, e cioè ostacolando la piena attuazione della 194. Il problema dell’attuazione infatti non riguarda solo la questione dei medici obiettori. Questa la situazione nelle regioni dove governano Fratelli di Italia e Lega:

- nelle Marche, la giunta del presidente Francesco Acquaroli, di Fratelli di Italia, si è rifiutata di applicare le linee guida emanate dal ministero della Salute per l’aborto farmacologico, vietando la somministrazione della RU486 nei consultori, diminuendo il numero di settimane entro le quali condurre un aborto farmacologico e accettando che ci siano strutture sanitarie con il 100% medici obiettori;

- in Piemonte, l’assessore Marrone di Fratelli di Italia ha finanziato con 400mila euro di risorse pubbliche le associazioni anti-abortiste, rafforzandone la presenza nelle strutture pubbliche (soprattutto al momento dei colloqui per l’IVG, quelli dopo i quali è rilasciato il certificato medico). La giunta del presidente Alberto Cirio di Forza Italia ha emanato una circolare che vieta l’uso della pillola abortiva nei consultori;

- in Abruzzo, a novembre tre consiglieri regionali uomini di Fratelli di Italia hanno presentato una proposta per la sepoltura dei feti anche senza il consenso dei genitori. La giunta regionale, presieduta da Marco Marsilio di Fratelli di Italia, ha limitato l’uso della Ru486 all’ambito ospedaliero;

- in Umbria, la giunta di Donatella Tesei della Lega ha abrogato la legge regionale che permetteva di usare la pillola Ru486 anche in day hospital.


Se questi sono i fatti nelle regioni dove governa la destra, chi può credere alle parole di Giorgia Meloni quando dice che la legge 194 non verrà modificata?