INTERVISTA Arm Trade Treaty, primo passo verso la ratifica italiana


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La Camera dei deputati ha approvato all’unanimità l’Arms Trade Treaty, il trattato varato dall’Onu il 2 aprile 2013 per regolamentare il commercio internazionale di armi. «Per la definitiva ratifica da parte del nostro Paese – spiega Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo – serve ancora il sì del Senato, ma oggi è stato fatto un passo importante perché finalmente si stabiliscono limiti valide a livello internazionale per il commercio di armamenti». Se la discussione non sarà rinviata, il testo potrebbe essere approvato da Palazzo Madama entro il 24 settembre. Verrebbe così rispettato l’impegno assunto in aprile dal nostro Paese di una ratifica del trattato entro l’Assemblea generale dell’Onu che si terrà appunto dal 24 al 26 settembre. «Ad oggi – continua Vignarca – solo quattro nazioni hanno ratificato il testo (Islanda, Vanuatu, Nigeria e Guyana). Con tutto il rispetto, sono Paesi che non hanno una grande rilevanza internazionale. L’Italia invece è la prima nazione di rilevante peso internazionale e uno dei principali produttori di armi a dire sì al trattato».

Il testo, che entrerà in vigore con la ratifica di 50 nazioni,  prevede che ogni Paese debba valutare, prima di qualsiasi transazione, se le armi vendute rischiano di essere utilizzate per aggirare embargo internazionali, usate per commettere «gravi violazioni» dei diritti umani, cadere nelle mani di terroristi o della criminalità organizzata. Il trattato non impedisce ai governi di acquistare armi per assicurare la legittima difesa, ma fornisce la possibilità di instaurare adeguati controlli a livello internazionale.

«In realtà – sostiene Lia Quartapelle, deputata del Pd e relatrice del provvedimento -, la legge italiana n. 185/90 assicurava già questi controlli. L’approvazione del trattato però aiuta a porre questa legge in un contesto internazionale. Il testo quindi non confligge con la nostra legge, semmai la rafforza inserendola in una rete più ampia a livello mondiale».

«Come Rete Disarmo – conclude Vignarca – non possiamo però dirci completamente soddisfatti poiché la sua adozione riguarda solo i principali sistemi d’arma più le armi leggere e di piccolo calibro. Permangono solo una serie di limitate forme di controllo sulle munizioni e sulle componenti di armi, mentre restano esclusi sia le armi da fuoco che non hanno un esclusivo uso militare sia i trasferimenti di armi all’interno di accordi governativi e programmi di assistenza e cooperazione militari. Quindi, sia a livello nazionale, sia a livello internazionale, continueremo la nostra battaglia affinché il testo venga migliorato, anche sotto il profilo dei controlli. Attualmente non è infatti previsto chi controlla se qualche Paese viola le norme. In questo senso c’è ancora molto da fare».

Enrico Casale

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