L’intervento di Matteo Renzi al convegno The State of the Union

Le forze europeiste più convinte alzino la testa, mostrino il coraggio e spieghino con dovizia di particolari, ma anche con emozione e non solo con il linguaggio della tecnocrazia, che un’Europa più forte e più coesa è l’unica soluzione in questo tempo di globalizzazione per affrontare le difficoltà del nostro tempo.

È sconclusionato chi vuole uscire dall’euro perché credo che i nostri giovani abbiano uno sguardo europeo. E quando sentono parlare di “tornare alla lira”  vanno con la mente ad uno strumento musicale. Oggi abbiamo l’opportunità di ricordare a ciascuno di noi che l’Europa non è un passato comune ma un destino comune da cui è impossibile sottrarsi. Sogno per i miei figli “gli Stati Uniti d’Europa”. I miei nonni hanno combattuto in Europa, uno in Francia ed uno in Grecia, mia mamma piangeva davanti al muro di Berlino che andava giù, la mia generazione è quella dell’Erasmus e dei voli low cost. Per i miei figli sogno, penso e lavoro per gli Stati Uniti d’Europa. Far crescere l’Italia non può passare per l’uscita dall’Europa. Anzi dobbiamo starci di più, investire con più determinazione.

Ma quello che mi preoccupa oggi non è lo spread finanziario, che è passato a meno 150 punti base. Oggi mi preoccupa di più lo spread del populismo, tra ciò che si aspettano da noi i cittadini e ciò che vedono realizzato nella vita di tutti i giorni.

Per questo dico basta, riguardo alle politiche per la crescita, al rigore: sarebbe imperdonabile se davanti segnali d’allarme che arrivano dalla disaffezione crescente nei confronti dell’Europa i politici europei restassero chiusi nella loro certezze. Sarà l’Italia, durante la presidenza di turno, a  provare a riorientare la discussione: la crescita e l’occupazione sono valori costruttivi dell’Europa, non solo il rigore e l’austerità.

È giusto salvare le banche, ma abbiamo anche bisogno di salvare le famiglie. Il nostro paese rispetta regole e vincoli europei ma vogliamo dire che queste regole vanno cambiate con una attenzione al bilancio ma anche al parametro della disoccupazione. L’Europa deve essere “piùlight“, deve avere meno regole, che siano semplici e condivise, così come chiesto dal primo ministro inglese David Cameron.

E tra le regole c’è anche il diritto d’asilo. Di fronte al dolore del mondo non ci possiamo girare dall’altra parte. In Italia ci sono state polemiche vergognose da parte di forze politiche che hanno chiesto di bloccare “Mare nostrum”. Ma perché dobbiamo impedire che questo diventi un nostro problema?

Il Mediterraneo è la nostra frontiera o la frontiera dell’Europa? Se arrivano dall’inizio dell’anno quasi 30.000 persone, per più del 60% in cerca di asilo, che disciplina dell’asilo dobbiamo applicare? E alla commissaria Malmstroem (responsabile Ue per gli Affari interni e che ci dice che dobbiamo accogliere i migranti, rispondo che non abbiamo bisogno che questo ce lo dica una commissaria europea, perché sta nel nostro dna, nella nostra concezione della democrazia; ma dobbiamo chiedere se ha un senso che il diritto di asilo sia proclamato a livello continentale? Che sia naturale e logica e fisiologica la possibilità di spostarsi entro l’Ue? È giusto che Bruxelles affermi il diritto d’asilo, ma che poi lo debba praticare solo uno Stato membro?

Vedo per la prima volta un’Europa impaurita. Sul mercato elettorale vale di più la paura ma abbiamo il dovere di scommettere sul coraggio non sulla paura, scommettere su un progetto non sulla minaccia.

(Estratto dal discorso tenuto oggi a Firenze dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al ”The state of the Union” organizzato dall’Istituto universitario europeo)

A questo link il video integrale dell’intervento.

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