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LE DONNE NEL MONDO SCHIACCIATE DAL NAZIONALISMO E DALLA DESTRA

Torno con l’amaro in bocca e tanta preoccupazione dalla riunione annuale della Commissione sulla condizione delle donne, che si è tenuta a New York nella settimana dell’8 marzo. Per decenni la condizione delle donne nel mondo è andata avanti in una costante, inarrestabile rivoluzione. Negli ultimi anni questi passi in avanti hanno rallentato, in alcuni paesi si è addirittura tornati indietro. Non stiamo parlando solo di situazioni estreme come l’Afghanistan dei talebani o la Nigeria di Boko Haram. La condizione della donna è peggiorata anche nei paesi dell’Occidente come la Polonia o gli Stati Uniti dove politici di estrema destra hanno strappato alle donne il diritto di abortire in modo sicuro.

Fino a qualche anno fa, la stragrande maggioranza dei paesi del mondo partecipava a questo summit mostrando orgoglio per i passi in avanti fatti rispetto alle condizioni della donna. Oggi non è più così: i nemici delle donne vivono nel nord e nel sud del mondo. Movimenti reazionari di destra, retorica sovranista contro i diritti umani, estremismo religioso hanno fatto improbabili ma solide alleanze per accanirsi contro la libertà delle donne di studiare, amare, lavorare, curarsi, decidere del proprio corpo.

Per questo nella 67esima riunione della Commissione sulla condizione della donna nel mondo i paesi e i movimenti femministi con posizioni più progressiste stanno cercando di difendere con le unghie e con i denti i passi avanti compiuti negli anni, invece di promuovere nuove e necessarie battaglie per il miglioramento della vita delle donne. Contro le donne non ci sono solo il regime teocratico dell’Iran, il cupo tradizionalismo di Putin o il nazionalismo sfrontato di Erdogan che l’anno scorso ha fatto ritirare la Turchia dalla Convenzione contro la violenza sulle donne firmata proprio a Istanbul dieci anni prima. Persino un paese come la Cina che per tanti anni ha promosso una agenda di eguaglianza tra donne e uomini a partire dalla sfera lavorativa ora si rifiuta di parlare di diritti delle donne come diritti umani.

In tutto questo c’è l’Italia di Giorgia Meloni: il nostro paese, guidato per la prima volta da un prima ministra, nei lavori della conferenza era rappresentato dalla ministra Eugenia Roccella, che non si è pronunciata sui temi più caldi. Evidentemente per non scontentare gli alleati europei reazionari Polonia e Ungheria, e per non smentire le posizioni oltranziste che tiene nel dibattito italiano. Ma così rendendosi complice di chi sta aggredendo i diritti delle donne. L’Italia dovrebbe stare sempre dalla parte delle donne. È una caratteristica della nostra storia, e della nostra politica estera. Un peccato che due donne si facciano complici di chi opprime e reprime le donne.





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