MA TU SEI EUROPEISTA?

Cosa rispondereste se qualcuno per strada vi chiedesse, così, a freddo, “Scusa ma tu sei europeista?”.


Probabilmente a una domanda così netta, di quelle che richiedono solo un sì o un no, rispondereste con immediatezza. Del resto è facile. Basta dire “Sì” o “No”.


Ma cosa rispondereste se, poi, qualcuno vi chiedesse "Perché?".

Qui, forse, le cose si farebbero più complicate. La ragione di questa difficoltà sta nel fatto che in questi ultimi anni si è fatto un gran parlare di europeismo e di sovranismo. Ma non si è quasi mai parlato di Europa.

Cos’è l’Europa? A cosa serve? Perché vale la pena?



Noi pensiamo che l’Europa sia un progetto. E che per questo non abbia senso trattarla come se fosse un dogma, come se le sue regole, i suoi pregi e i suoi limiti fossero scritti nella pietra. Non lo sono. Anzi: cambiano di continuo.

L’Europa è un’istituzione giovane (30 anni appena) e non è (e non sarà) altro che quello che noi, tutti noi europei, decideremo che sia (e che possa essere).


Eppure, quando si parla di Europa, se ne parla come se fosse una cosa immobile, statica, immutabile, rispetto alla quale non possiamo fare nulla, come il sole, la pioggia e il vento.

Una cosa che può piacerci o non piacerci, ma che, in ogni caso, dobbiamo prendere così com’è.

Non è vero.

Anzi: è vero il contrario.

L’Europa non è un dato di fatto, esistente e immutabile, come il sole o il vento.

Semmai è l’opposto: è un’istituzione nuova e, per molti aspetti, ancora tutta da scrivere, costruire, proteggere e, persino, inventare.

Per questo chi racconta l’Europa come una cosa bianca o nera, buona o cattiva, non fa altro che un giochino di quelli buoni solo per le campagne elettorali.

L’Europa non è né buona né cattiva; non è né bianca né nera.

L’Europa è quello che noi ne facciamo.

L’Europa sarà quello che la faremo diventare.

Per questo il PD crede nell’Europa. Perché vuole scriverla, vuole farla diventare quello che è nata per essere e che ancora non è riuscita a diventare.

E ci crediamo perché vogliamo farcene qualcosa, dell’Europa.

La pandemia prima e la guerra poi hanno reso evidente, plastico, tangibile cosa può fare e cosa può essere l’Europa: un’architettura giovane, moderna, audace, fatta di solidarietà tra popoli e tra istituzioni; un posto in cui se hai un problema puoi chiedere aiuto a chi, questo problema non ce lo ha, o ce lo ha meno di te; un posto in cui un popolo bombardato senza ragione può trovare rifugio e riparo; un posto in cui le regole valgono per tutti e non penalizzano nessuno; un posto in cui, insieme, si lavora per migliorare il mondo intero, e non solo il pezzetto che ce ne è stato assegnato dal caso. Un posto nuovo, insomma.

Chi racconta l’Europa come una burocrazia grigia ed esosa, mente. Racconta l’Europa non com’è, ma come vorrebbe che fosse e come intende farla diventare.

Noi invece, raccontiamo l’Europa per com’è oggi, come vorremmo che fosse e come vogliamo farla diventare: un’ Europa fatta di solidarietà, forza e fermezza; un’Europa in cui le che si pensavano impossibile (come il PNRR, la ricerca sui vaccini, la tutela dello stato di diritto) succedono e diventano vere per davvero.

L’Europa è questo.

Certo, lo sappiamo, il progetto c’è, ma non si ancora compiuto. La strada da fare è tanta. Lo sappiamo.

Ci sono tante cose che l’Europa può (e deve) fare e diventare, attraverso la riforma dei trattati, attraverso politiche forti di integrazione e solidarietà, attraverso scelte comuni e unitarie.

L’Europa c’è, esiste, è qui. Solo non ha ancora finito di crescere e di cambiare. Non ha ancora finito di diventare quel che è nata per essere.

Per questo, noi del PD, all’Europa crediamo. Per questo le vogliamo bene. Perché sappiamo che il suo cammino è appena iniziato.

Perché sappiamo che se ci lavoriamo, insieme, può diventare davvero il posto audace, coraggioso e nuovo che è nata per essere.

Lo sappiamo, certo, che c’è ancora tanto lavoro da fare e c’è ancora tanto da cambiare, correggere, scrivere.

Solo che, invece di lamentarcene, abbiamo deciso di farlo, questo lavoro.

Quando qualcuno ci chiede se l’Europa ci piace o no, rispondiamo di sì perché vogliamo lavorare per migliorarla e cambiarla.

Certo, sarebbe molto più facile buttare via tutto e fare come se niente fosse.

Ma noi non siamo fatti così.

Non siamo capaci di criticare senza cambiare, lavorare, proporre, migliorare.

E pazienza se è più difficile e lungo di quanto potrebbe essere provare a cancellare tutto.

Noi non cancelliamo le cose. Noi le cambiamo. Siamo fatti così.

Crediamo nell’Europa perché crediamo nell’ambizione, nel coraggio e nella forza del futuro.

Siamo fatti così.