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SARANNO LE DONNE A COSTRUIRE UNA RUSSIA NUOVA E LIBERA

All’inizio furono le madri e le mogli dei caduti nella guerra in Cecenia, che misero in crisi lo zar con le loro proteste nei primi anni duemila, raccontate da Anna Politkovskaja, silenziata da un sicario nell’ottobre del 2006. Poi vennero le ragazze del gruppo punk Pussy Riot, condannate per una irriverente esibizione nella cattedrale di Mosca nel 2012 durata pochi secondi ma ritenuta troppo scomoda per il potere non essere severamente punita.

Oggi, dopo l’assassinio di Navalny, il testimone dell’opposizione passa alle mogli. A Marina Litvinienko, moglie Aleksandr, ucciso a Londra con il polonio da due agenti dei servizi segreti russi nel 2006. A Evgenia Kara-Murza, moglie di Vladimir, il politico e avvocato anti-corruzione che dal carcere aspetta il giorno in cui in Russia “due più due farà quattro”. Da venerdì, soprattutto, tocca a Yulia Navalny, la compagna di vita e di politica di Alexei. La persona a cui lui indirizzava i cuoricini fatti con le mani da dietro un vetro durante le udienze, quella che durante le ore convulse del primo avvelenamento ha lottato con i suoi aguzzini per salvargli la vita facendolo espatriare in Germania. Colei che ne ha condiviso le scelte politiche, fino a essere con lui sull’aereo che lo riportava in Russia nel 2021, e che in questi mesi ne è stata infaticabile portavoce.

In Bielorussia la forza delle donne, della candidata presidente Svetlana Tikhanovskaja e dell’attivista indomita Maria Kolesnikova, ha svelato la vera natura del regime di Lukashenko, ora più isolato che mai. Anche per Putin sarà lo stesso: saranno le donne a costruire una Russia nuova e libera.

[Foto: Yulia Navalnaya insieme a Svetlana Tikhanovskaya]

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