“L’auspicabile ritorno del diritto internazionale”, J.D. Sachs, Il Sole 24 Ore

Karl Marx scrisse che la Storia si ripete «la prima volta come tragedia, la seconda come farsa». Se oggi ci guardiamo intorno, non possiamo non chiederci se alla tragedia non seguirà un’altra tragedia. Siamo al centenario dello scoppio della Prima guerra mondiale e siamo circondati dalla stessa escalation di violenza e cinismo del 1914. La Prima guerra mondiale partì da un atteggiamento mentale, la convinzione che i mezzi militari potessero risolvere le questioni sociali e politiche dell’Europa centrale.

Un secolo prima, il teorico militare Karl von Clausewitz aveva scritto che la guerra è “non è che una continuazione della politica con altri mezzi”. Nel 1914 un numero sufficiente di politici era d’accordo con lui. Eppure la Prima guerra mondiale dimostrò come Clausewitz si fosse tragicamente sbagliato. E oggi siamo ancora in ballo. La regione balcanica è ancora tormentata e politicamente divisa. Anche l’ex-Impero russo è in preda a un crescente sconvolgimento, con la Russia che ha attaccato l’Ucraina e la violenza che continua a divampare in Georgia, Moldavia e non solo. In Asia orientale le tensioni fra Cina e Giappone – retaggio del secolo scorso – sono un pericolo crescente. E come già un secolo fa, leader arroganti e ignoranti stanno spingendo sul conflitto senza prospettive realistiche per la risoluzione di fattori politici, economici, sociali o ambientali che creano tensioni. Troppi governi hanno adottato la strategia di sparare prima e pensare dopo.

Prendete gli Usa. La loro strategia è inviare truppe, droni o bombardieri in qualsiasi Paese che rappresenti una minaccia per l’accesso americano al petrolio o ospiti fondamentalisti islamici o turbi gli interessi statunitensi, come la pirateria al largo della Somalia. Così truppe americane, Cia, missili ed eserciti spalleggiati dagli americani sono militarmente impegnati in una fascia di territorio che va dal Sahel in Africa Occidentale e passa per Libia, Somalia, Yemen, Siria, Iraq, Afghanistan e oltre. Tutta questa attività militare costa centinaia di migliaia di vite e trilioni di dollari, ma anziché risolvere uno dei problemi sottostanti, il caos aumenta minacciando una guerra che potrebbe estendersi a macchia d’olio.

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